We, Prato

“I wish you to be a blossoming multicolored meadow
Where diversity is what matters,
Where different flowers are taken as one,
Blended to create brilliant new colors.”

(In the original poem, “meadow” is translated as “prato,” which is also the name of the Tuscan city).

an extract from “My Prato” by Yuan Wu Ning (from “Second generation”, stories from the literary contest “The city seen and experienced by Prato’s second generation people,” a project of the Province of Prato, in collaboration with Monash University, Piano B Edizioni, 2013, Prato).

The photographic project “We, Prato” looks at second generation young people of Chinese origins and their peers of Italian origin. The theme of the Chinese second generation young people in Prato is a current and critical issue which has not yet been deeply studied.
The majority of people of Chinese origins under 25 years in Prato were born and attended schools there. They study in Italian, speak Italian, eat Italian food and in most cases feel that Prato is their home. When outsiders meet this community, their first question is often one of identity, and there is no clear answer.
The importance of this topic is supported by the growing media attention. The journalist Giorgio Bernardini wrote “Chen vs Chen – The war that will change Prato,” a book that deals with the generational clash of Chinese immigrants and their children born in Italy. The Department of Culture of the Province of Prato in conjunction with the Monash University Prato Centre has launched for two consecutive years a literary contest reserved to all the children of non-Italian families under the age of thirty who were born in Prato or had attended schools in Prato. The texts for the competition “The city seen and experienced by Prato’s second generation people” composed two volumes entitled “Second generation.”
The same issue is also partly faced by “Facewall Prato,” a photographic project started in October 2013 by Compost art center in association with Pratosfera. The photographer Ilaria Costanzo took 100 photographs. Each image provides a story of cooperation and coexistence: it depicts two people of different nationalities living in Prato and shows an interaction between the two. The 100 photographs became 10,000 flags hanging from windows and balconies of the city starting on December 30th 2013 until April 14th 2014.

The images of the project “We, Prato” portray 16 young people aged between 16 and 28 years old in an environment which they have chosen and which is, in their opinion, a symbol of integration and development. The faces of the subjects are sharp, while the background is out of focus. Places of integration are important, but they have no value if there is no activity and presence of young people. The work has been shot in black and white using silver gelatin film and printed on fiber-based paper. Black and white takes us away from colors distraction and allows us to concentrate solely on the structure of the image and its contents: the person portrayed in its usual context. Thanking to the the Scheimpflug technique (typical of movable large format photographic cameras) the focus area is just on the faces of the person depicted.

Every subject was asked to name three terms that could go in association with the word “integration”. The results are certainly interesting and also give us some indication of the personalities and their instinctive rapport with the theme of integration.

These images are not meant to give an answer. They will remain as a document of the current situation.

All photographs were taken in Prato between March and May 2014.

 

“Che tu sia un Prato fiorito multicolore
In cui la diversità è ciò che conta,
In cui fiori differenti siano presi nell’insieme,
perché mescolandosi
Creino nuovi brillanti colori.”

da “Prato mia” di Yuan Angelo Wu Ning (da “Seconda generazione”, racconti dal I concorso letterario “La città vista e vissuta dai pratesi di seconda generazione”, un progetto della Provincia di Prato in collaborazione con Monash University, Piano B edizioni, 2013, Prato).

Il progetto fotografico “We, Prato” si occupa dei ragazzi di seconda generazione di origine cinese e dei loro coetanei di origine italiana. Il tema delle seconde generazioni di origine cinese a Prato é un tema molto attuale e di importanza critica. I ragazzi di origine cinese sotto i 25 anni sono per lo più nati a Prato e qui hanno frequentato le scuole. Studiano in italiano, parlano l’italiano, mangiano italiano. Nella maggior parte dei casi a Prato si sentono a casa.
La domanda più ricorrente di chi affronta il tema e si ferma ad una analisi superficiale é se i ragazzi di origine cinese si sentono veramente cinesi o pratesi e come vengono percepiti dai loro coetanei di origine italiana.
Che il tema sia attuale ed importante lo si vede dal fatto che l’attenzione dei media ha cominciato concentrarsi sui giovani pratesi di diversa origine. Giorgio Bernardini, giornalista del Corriere Fiorentino e dell’Ansa ha scritto “Chen contro Chen – La guerra che cambierà Prato”, un libro che si occupa dello scontro generazionale e di motivazioni degli immigrati cinesi e dei loro figli nati in Italia. L’Assessorato alla Cultura della Provincia di Prato congiuntamente con il Centro di Prato della Monash University ha lanciato per due anni consecutivi un concorso letterario riservato ai figli di famiglie non italiane di età inferiore ai trent’anni che fossero nati a Prato o che a Prato avessero frequentato le scuole. I testi prodotti per il concorso “La città vista e vissuta dai pratesi di seconda generazione” sono andati a comporre due volumi dal titolo “Seconda generazione”.
Il tema delle seconde generazioni viene anche in parte toccato dal progetto “Facewall Prato”, un progetto fotografico partito ad Ottobre 2013 per iniziativa di Compost insieme a Pratosfera. La fotografa Ilaria Costanzo ha scattato 100 fotografie. Ognuna di esse rappresenta una storia di collaborazione e convivenza. Ogni foto ritrae due persone di diversa nazionalità che vivono a Prato e hanno un legame tra loro e che qui studiano, lavorano, si amano, fanno sport, arte. In poche parole convivono.
Ogni giorno si mischiano e danno un volto al futuro della città. Le 100 fotografie sono diventate 10.000 bandiere da appendere alle finestre e ai balconi della città dal 30 dicembre 2013 al 14 aprile 2014.

Le immagini prodotte per il progetto “We, Prato” ritraggono 16 ragazzi tra i 16 ed i 28 anni in un contesto a loro conosciuto e che é, secondo loro, simbolo di integrazione e sviluppo. I volti dei soggetti ritratti sono nitidi, mentre il contesto é fuori fuoco. I luoghi di integrazione sono importanti, ma non hanno alcun valore se non c’é attività e presenza dei giovani. Il lavoro é stato realizzato in bianco e nero secondo le tecniche fotografiche tradizionali su pellicola ai sali d’argento successivamente stampata su carta baritata in camera oscura. Il bianco e nero ci allontana dalla distrazione del colore e permette di concentrarsi unicamente sulla struttura dell’immagine e sul suo contenuto: la persona ritratta nel suo contesto più abituale. Per attrarre l’attenzione di chi guarda l’immagine sul volto del soggetto ritratto é stata sfruttata la tecnica di Scheimpflug che grazie alle caratteristiche delle macchine fotografiche di grande formato permette di mettere a fuoco solo alcune aree dell’immagine.

Ad ogni ragazzo é stato chiesto di indicare tre parole che potessero andare in associazione con la parola “integrazione”. I risultati ottenuti sono sicuramente interessanti e ci danno anche alcune indicazioni sulla personalità dei ragazzi ed il loro istintivo rapporto con il tema dell’integrazione.

Queste immagini non sono state scattate per dare una risposta a qualche specifica domanda, bensì per documentare uno stato di fatto ed i suoi protagonisti.

Tutte le fotografie sono state scattate a Prato fra Marzo e Maggio 2014.

 

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